Tutti gli articoli del Foglio sul tabù chiamato articolo 18

5 AGO 20
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La linea del ministro del Lavoro Elsa Fornero sulla necessità di superare l’attuale interpretazione corporativa dello Statuto dei lavoratori è encomiabile e pienamente condivisibile, anche se ieri Fornero ha ridimensionato la portata delle sue precedenti dichiarazioni.
Così parlava su Repubblica Luciano Gallino, sociologo olivettiano, declinista cartesiano, trasformatosi con l’età in personaggio televisivo e guru della sinistra sindacale. Titolo: “Come abolire il diritto al lavoro”. Testo uscito su Repubblica del 5 settembre 2011:
Dopo le pensioni tocca all’articolo 18? Difficile dirlo con certezza. Dieci anni di tentativi andati a vuoto, a partire dal Libro bianco di Marco Biagi, impongono cautela. Il ministro del Lavoro, Elsa Fornero, ancora non si sbilancia del tutto. I sindacati, capita l’antifona, già alzano le barricate.
Sul progetto governativo di una riforma del lavoro che preveda anche una maggiore possibilità di licenziare c’è la contrarietà della Cgil (“L’articolo 18 è una norma di civiltà”, ha ribadito ieri il segretario Susanna Camusso) e il favore di Confindustria (“Non esistono tabù”, ha detto ieri il presidente Emma Marcegaglia, echeggiando il ministro del Lavoro, Elsa Fornero).
http://www.ilfoglio.it/soloqui/11598Dopo la tosta intervista rilasciata ieri dal ministro Elsa Fornero al Corriere della Sera e dopo le dure reazioni offerte in queste ore dai sindacati in merito alla proposta di riformare il mercato del lavoro mettendo in discussione una volta per tutte l'articolo 18 dello statuto dei lavoratori, in molti si sono chiesti, al di là dei tatticismi, quale sia la linea ufficiale su questo tema portata avanti da uno dei tre partiti che fanno parte della nuova maggioranza di governo: il Pd.
Che rito stanco la concertazione. Dai “Giovani” alla Fiom, non sopravvalutare sempre le parti sociali

Il commissario europeo agli Affari economici, Olli Rehn, nel valutare la manovra varata dal governo di Mario Monti, pur avendo espresso uno scontato giudizio positivo sul fronte del rigore, non ha però sciolto le sue riserve per quanto riguarda la rispondenza del deliberato alla lettera inviata all’Italia quando era ancora presidente Silvio Berlusconi.

Perché l’articolo 18 non è un fine ma soltanto un mezzo. Parla Ichino
in un articolo dell'aprile 2011


http://www.ilfoglio.it/soloqui/8478Se realmente l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori pone un diritto fondamentale del cittadino, un diritto di libertà e dignità della persona, allora il 15 giugno è giusto votare “sì”: non si possono escludere da questa tutela tre milioni e mezzo di lavoratori subordinati dipendenti da piccole imprese.
Toh, via l’art. 18 = meno precari. Parla Nicola Rossi in un articolo dell'aprile 2011

http://www.ilfoglio.it/soloqui/8487Contratto unico a tempo indeterminato per tutti i lavoratori dipendenti, possibilità garantita per il datore di lavoro di licenziare per motivi economici e sostegno “alla scandinava” per il licenziato.